Nel silenzio delle stanze: un matrimonio come prigione

Nel silenzio delle stanze è tratto dal libro Amours dello scrittore francese Léonor de Récondo e racconta dell'intreccio romantico tra una coppia sposata di ceto borghese e la loro domestica di umili origini. La storia si sviluppa a partire dall'insoddisfazione provata per il matrimonio da parte di Victoire, che sposa André senza avere reale sentimento nei suoi confronti ma più per convenzione sociale. Il marito, sentendosi trascurato, coinvolge la domestica Celeste in qualche relazione intima, finendo per avere un bambino con lei. Al che la coppia decide di tenerlo come loro figlio, mentre la stessa Victoire si avvicina sempre di più a Celeste poiché attratta dal suo diverso stile di vita e retroterra culturale.
Il bisogno di sicurezza
Il film, ambientato in Normandia nel primo Novecento, analizza il tema del matrimonio a partire dal ceto sociale dei protagonisti in modo simile ai romanzi naturalisti dell'epoca. Con l'ascesa globale della borghesia in seguito alla Rivoluzione Francese, nella società si instaurano progressivamente i modi e le usanze di questa classe sociale, diventando così il principale tema d'analisi della narrativa, anche per quanto riguarda la vita mondana. Così, nelle storie d'amore, si prende in esame il divario tra vita professionale e vita privata: André è infatti un ottimo e rispettato notaio, ma non riesce a essere un bravo marito, non dimostrando l'affettività sperata e lasciandosi andare spesso all'aggressività.

Victoire incarna invece l'esempio di donna che accetta passivamente un matrimonio non realmente desiderato, considerandolo più come un obbligo sociale per mettersi a posto nella vita e raggiungere una zona di comfort, almeno a livello socioeconomico. Questo perché un legame così concepito non porta davvero "comfort" a livello sentimentale e spirituale, per via dell'assenza di un vero amore sottostante. Come in Madame Bovary e Anna Karenina, il matrimonio diventa qui una prigione esistenziale, una relazione unicamente formale e contrattuale che rende ogni giornata un supplizio monotono vissuto apaticamente.
Il bisogno di connessione
Celeste diventa così il simbolo della novità nell'esistenza asfissiante di Victoire e André. Se quest'ultimo se ne interessa unicamente per la carnalità, Victoire finisce per affascinarsi a lei come persona, per la sua autenticità e maggiore spensieratezza. Poiché appartiene a un ceto più basso, Celeste non sente su di sé il peso delle convenzioni borghesi: le sue pressioni riguardano piuttosto i bisogni più immediati di autosussistenza, dovendo lavorare per garantirsi il sostentamento quotidiano. Perciò, agli occhi di Victoire che – si direbbe – ha già tutto, Celeste appare come una persona ancora capace di provare affezione per la vita e di mettersi in gioco, vivendo le sue giornate con più gratitudine proprio perché deve battersi lavorando per ottenere i beni di necessità.
La morale del film rispecchia quindi la critica al classismo borghese tipica dei romanzi del secondo Ottocento, che giungono alla conclusione generale che tutte le classi sociali siano, a loro modo, una gabbia. A seconda del proprio status si hanno problemi differenti, ma non si è mai privi di difficoltà, anche quando sembra di avere tutto: in quel caso, paradossalmente, sarà più difficile risolvere i propri dilemmi perché saranno di natura più "alta", identificabili con i bisogni trascendentali di cui parlava Maslow. Per questo non è corretto dire che una classe sociale sia meglio di un'altra: a ben vedere, si tratta di una condizione accessoria che, anziché determinare fatalisticamente il futuro di una persona, indica soltanto il grado di facilità con cui la persona può soddisfare i diversi bisogni umani, senza garantire automaticamente la felicità in vita.

Il bisogno di realizzazione
Il film ci ricorda quindi l'importanza di ripensare alla nostra esistenza da un punto di vista più globale e olistico, all'interno del quale il benessere socioeconomico è solo una piccola parte che, da solo, risulta insufficiente a realizzare l'eudaimonia socratica, ovvero la completa realizzazione del sé. Sicuramente è più semplice realizzare il proprio Progetto di vita ottenendo anche una buona carriera e una sufficiente disponibilità economica, ma non è di per sé garanzia di condurre una vita retta e soddisfacente, sia a livello individuale che relazionale. Se si vuole proseguire la battaglia per l'uguaglianza professata dalla Rivoluzione Francese, si dovrebbe combattere l'attuale ipostatizzazione delle classi sociali, ormai trattate come una realtà assoluta e imprescindibile, e lavorare su un tipo di educazione civica che includa i bisogni psicologico-esistenziali della persona al di là della materialità.
Ricordiamo che il film uscirà in Italia il 29 ottobre.
Pro e contro
Pro
- Tematiche interessanti che sono valide ancora oggi
- Buona scenografia che riprende la Francia novecentesca
Contro
- Sviluppo poco originale, troppo simile alle altre storie d'amore di questo tipo
